


Editoriale
L’ITALIA CHE (NON) DICE GRAZIE ALL’IMMOBILISMO POLITICO
| L’ITALIA CHE (NON) DICE GRAZIE ALL’IMMOBILISMO POLITICO |
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| Scritto da Marco Gasparrelli | |
| domenica 04 novembre 2007 | |
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Grande strumento Garzantilinguistica.it. Scrivi un termine nel campo di ricerca e ti vien fuori la definizione della parola di cui cercavi il giusto significato. Io ho provato con il termine “immobilismo” e questo è ciò che la ricerca mi ha dato: tendenza a conservare lo stato delle cose, evitando cambiamenti o opponendosi a essi (ad es.: immobilismo politico, culturale, economico). Esattamente quanto immaginavo. Politica, cultura, economia… ed io ci aggiungerei informazione e tecnologia. Altri li sto sicuramente dimenticando, ma nel momento in cui scrivo questo editoriale - più una riflessione/constatazione dello stato delle cose in Italia, in verità - mi rendo conto che basta soffermarsi su queste cinque macro aree per identificare la situazione di immobilismo e mancata evoluzione, tutta italiana, tuttora vigente a poco meno di due mesi dal 2008... Ai più maliziosi premetto che sono qui a scrivere in qualità di cittadino/elettore, spettatore affranto, da troppi anni oramai, di un declino che ci vede negli ultimi posti nell’Europa allargata dei 27 in quasi tutti i campi. La mia è una constatazione, come dicevo, che prende in considerazione un Paese, l’Italia, che posto di fronte ai coinquilini della UE si trova in una posizione di assoluta empasse (stallo). Informazione e tecnologia. Diverse sono le democrazie, e mi fermo solo alla UE, in cui l’informazione pubblica è svincolata dalle influenze politiche, quest’ultime obbligate a non intervenire in ambiti quali satira, sensibilizzazione politica ed inchiesta giudiziaria. In Italia avviene esattamente il contrario… Informazione è, soprattutto, servizio al cittadino, alla comunità intera. Il giornalista (Indro Montanelli docet) dovrebbe essere l’ultimo baluardo dell’informazione chiara, trasparente, disinteressata e completa. Uno che si dovrebbe svegliare la mattina e, ancor prima di pettinarsi, ripassarsi la deontologia della professione e l’onestà intellettuale per, poi, sedersi dinanzi al Pc e prendere a difendere il diritto di tutti a ricevere tutto quanto può determinare la crescita interiore della comunità. Piccoli o grandi che siano, sovvenzionati dallo Stato o da politici di bassa lega e profilo, troppi sono i media che in Italia si basano su una linea editoriale tutt’altro che onesta. Gli interessi di pochi a danno di molti fanno sì che l’informazione venga distorta e rimodellata a proprio piacere, il tutto a scapito della crescita culturale di spessore, una situazione in cui addetti ai lavori senza dignità ed identità morale passano, con disinvoltura, dall’una all’altra corrente politica offendo un prodotto stantìo e completamente indigeribile solo per aumentarsi il conto corrente. Dal 2001, però, al concetto di informazione ha preso ad affiancarsi quello di tecnologia dell’informazione e della comunicazione, un concetto che rappresenta una vera e propria svolta epocale che vede, su scala mondiale, l’avvento della multimedialità e dell’interazione del cittadino nel mondo dell’informazione (più sicuro e inaccessibile della Federal Reserve americana!). E in Italia? Aehm… diciamo che stiamo all’età della pietra! Innanzi tutto, grazie (si fa per dire) ad una sommatoria di fattori socio-demografici e culturali in Italia il problema dell’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione rimane centrale: in riferimento a dati statistici del 2006 il 56% delle famiglie non possiede un Personal Computer e il 65% non accede ad Internet da casa rimanendo escluso dalle possibilità offerte dal Web. Parlando di Web (ta-dah!) non posso esimermi dal citare il simpatico problemino del “digital divide” (divario digitale). E qui veniamo, tra l’altro, a collegarci al concetto di immobilismo col quale ho aperto questo editoriale. Il digital divide, problematica tutta italiana, indica le disparità di accesso alle nuove tecnologie (computer, Internet, telecomunicazioni), un termine nato per studiare aree con gradi di sviluppo differenti all'interno di una nazione. E qui vi volevo. Ecco l’immobilismo politico. Rendiamoci conto - sempre che lo si voglia fare e a meno che non si preferisca rimanere in un più piacevole stato vegetativo - che mentre la maggior parte dei Governi centrali degli stati europei ha al suo interno figure di riferimento tecniche in ambito di I&CT (Information & Communication Technologies), l’Italia continua a presentarsi al mondo avanzato con una classe politica… in avanzato stato di decomposizione (fisico e cognitivo). Quando sugli scranni romani abbiamo politici incompetenti (incompetente: chi manca di competenza e di preparazione in un determinato settore - Garzantilinguistica.it) ed ignoranti (ignorante: chi è privo del tutto o in parte di determinate nozioni - Garzantilinguistica.it), come si può pensare che costoro possano mai mirare ad operare in qualcosa che non conoscono? Ci ritroviamo Senatori e Deputati 60-70enni, molti dei quali riciclatisi a politici, che si permettono di deridere Internet e le sue potenzialità in quanto a libertà di informazione e forza di penetrazione nella comunità mondiale; gente oramai sorpassata da tempo tenuta in piedi solo dalla paura della propria inadeguatezza politica. È grazie (e si fa sempre per dire) a questi soggetti che la mancanza di crescita infrastrutturale e tecnologica vede, come un cancro, il digital divide sortire effetti deleteri sull’economia nazionale, effetti derivanti dal ritardo nella crescita. Concludo sollecitando tutti noi (me compreso, appunto) ad interessarci ogni giorno di più, a ricercare, a chiedere, a capire, utilizzando più fonti per un giusto bilanciamento della notizia, non fermandoci mai alla “sentenza” sparata da questo o quel politico per il quale “…stiamo lavorando per il Paese” o “…l’Italia ha grandi progetti per l’innovazione tecnologica”. |
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