


| POMODORI…ROSSO SANGUE |
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| Scritto da Nico Baratta | |
| mercoledì 21 luglio 2010 | |
Ci siamo.La raccolta del pomodoro in Capitanata è incominciata. Grosse distese di “oro rosso” viste dai ponti e dall’alto delle colline che circondano il Tavoliere, colorano il sempre più povero e arido terreno dell’ex più grande territorio del grano. E’ come osservare una foto da museo, dove i papaveri fanno da sfondo al verde e marrone di un paesaggio amico, e che invece nel nostro caso cela sofferenza e morte. Chi raccoglierà il prezioso e corroborante frutto? Gli extracomunitari, naturalmente; un lavoro che i giovani oggi “snobbano” pur non avendo un euro in tasca. La raccolta del pomodoro, un lavoro duro, che divide e impoverisce famiglie e ne arricchisce altre, dipende da chi sta piegato o eretto. La raccolta del pomodoro, per lo più qualità “San Marzano”, grande e turgido frutto di una terra che senz’acqua s’inumidisce col sudore di chi la lavora e di chi la concima col suo sangue. E con la raccolta del pomodoro (il dotto pomme d’amour…), come avviene ogni anno, facoltosi e dubbi “moderni feudatari” ingaggiano altrettanti dubbi “caporali per raccogliere come pezze abbandonate in una pattumiera” uomini di colore, bisognosi di pochi spiccioli per sfamare i lontani parenti in attesa (perenne) di un futuro meno grigio. A volte, i fratelli neri, si piegano solo per mantenersi gli studi di un’università che un giorno gli darà un titolo rispettoso, forse un lavoro, ma non un ritorno degno in patria. La raccolta del pomodoro, un lavoro che ci ha fatto balzare, da qualche anno a oggi, sulle prime pagine della cronaca nazionale. Sfruttamento dell’uomo e del suo lavoro, emarginazione, sequestri, omicidi, sono solo i reati più gravi che si consumano all’ombra di questo lavoro antico come il tempo, e che è sempre meno pagato a fronte della quantità raccolta. Ci siamo, i nostri fratelli di colore, che siano neri o biondi del nord-est di un’Europa che pare lontana, sono già all’opera nei campi della nostra bella Capitanata. Uomini (e anche donne se la manodopera scarseggia) che lavorano per sedici ore al dì, sotto il sole, con poca acqua e senza cibo. Persone che di notte dimorano nella stessa pezza di terra dove lavorano e soddisfano i loro bisogni fisiologici. I più fortunati riescono a organizzarsi in piccole comunità in pochissimi metri quadrati senza tetto e con le mura pericolanti, a volte improvvisate da tavole di legno o lenzuola e stacci sporchi. Fra loro, molti sono senza un regolare permesso di soggiorno perciò obbligati a nascondersi: si sentono braccati più che osservati. Altri, invece, hanno il permesso ma ben custodito dal loro Capo-Caporale, il Boia che un giorno deciderà sulla loro sorte terrena se qualcosa non va. A Foggia e provincia, come ogni anno, i vari centri di servizio d’accoglienza, le Caritas, le parrocchie, uomini di buona volontà credenti e non credenti, cercano con affanno, sforzi sovrumani e coraggio, di fronteggiare la speculazione e lo sfruttamento di questa gente, ospitando chi ne fa richiesta. Naturalmente i “regolari”sono privilegiati, ma ciò non allontana l’aiuto a chi non ha un documento. ![]() L’auspicio e che in questa fase molto delicata, che in questi periodi si rafforzino i controlli delle Autorità Competenti, tali da evitare il “Caporalato” e le sue nefaste e orribili conseguenze. Controlli, che a mio parere e solo nei casi specifici e gravi, soprassedessero sul documento che non c’è. Ciò non è un invito a violare le Legge, solo un suggerimento a essere più “umani” e “disciplinare in corso d’opera” quel lavoratore per la raccolta dei pomodori, che ha percorso migliaia di chilometri per sfamare la sua famiglia. Un atto che oltre il controllo, è umano e che potrebbe salvare queste vite preziose da morte quasi certa (e ciò e ben più importante di un documento che potrebbe arrivare presto se si vorrebbe). Per una volta tanto e politicamente parlando, superiamo il concetto che una Lega Nord vuole incidere sul territorio nazionale, allontanando i fratelli di colore piuttosto che renderli parte di noi “bianchi, cattolici e lavoratur” mescolandone le virtù. Offrire un pasto caldo, dell’acqua fresca, un giaciglio decente, non ha mai fatto scalpore, né violate Leggi espulsive più che inclusive; ha solo fatto del bene. Ad Maiora |
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