


| FOGGIA IN "TENSIONE" |
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| Scritto da Nico Baratta | |
| sabato 24 luglio 2010 | |
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«...non un modo di dire, ma uno stato di fatto!» ![]() Il grado di attenzione, che io da sempre osservo la mia amata città, è sempre lo stesso: alto. Come del resto, penso, facciano coloro che si sentono foggiani. Tuttavia devo smentirmi perché più passa il tempo e più mi accorgo della trascuratezza cui Foggia è sottoposta. Naturalmente e come credo, verità e colpe stanno sempre nel mezzo del problema. Se Foggia è sporca, le responsabilità sono da ricercare da entrambe le parti: nelle Istituzioni quanto nei cittadini. E fin qui penso che nessuno possa obiettare, almeno credo. Come ad esempio, lo stato generale della percorribilità stradale, automobilistica e pedonale, sempre più fedele all'etimologia più nota del nome della nostra città. Un susseguirsi di buche e dossi, crepe e sdrucciolevoli tratti che minano seriamente l'incolumità personale e di chi ci sta attorno. Per non parlare del tasso occupazionale in continua discesa e della sporcizia che si accumula nei parchi fra una "cacchetta" di cane e residui di party serali. E a far da cornice alle oramai posizioni bassissime di quelle classifiche che etichettano i centri urbani, vi è la criminalità locale e garganica, sempre più feroce e presente nelle piazze affollate di gente comune. Come leggete, nelle mie note sulla città di Foggia, si ripetono sempre gli stessi problemi, quelli che marginalizzano la città proiettandola, anno dopo anno, verso una deriva sempre meno recuperabile. Fa male, ma è doveroso tener alta l'attenzione, almeno per sensibilizzare chi ha a cuore le sorti della Capitanata. Sorti a volte "manipolate" da una politica accentratrice, che discute sulla spartizione dei posti piuttosto che garantire al territorio amministratori competenti e voluti dalla gente (non dalla solita cricca). Qualcuno direbbe «...ordinaria amministrazione di un sistema che da anni si contende il potere politico..». Nel caso dovrei titolare questo articolo "Foggia sotto tensione". Un dato positivo, comunque, è da rilevare: la produttività legale del Tribunale della città di Foggia ottenuta nel 2009. Comunque, ora non è di questo che mi voglio occupare, lo faccio quotidianamente, anche se mi dilungo volutamente. Foggia in tensione, non è un modo di dire o di percepire lo stato in essere, ma un dato di fatto. Forse lo percepisce qualcuno o qualcosa che giorno dopo giorno e attraverso teleschermi o giornali, tiene conto di metter in guardia il cittadino, con monologhi a volte criticati per la durezza e ripetersi cui sottopone l'interlocutore. Foggia è una città dove ognuno di noi è in continuo pericolo di folgorazione. L'ho detta grossa? Non credo, e vi spiego il perché. Le foto parlano da sole e ciò dovrebbe, più che riflettere, far agire i responsabili al tempestivo ripristino. Non è civile, non è sicuro imbattersi in quadri elettrici privi di copertura e con cavi scoperti e sguainati. ![]() ![]() Armadi elettrici dove le 400 e 240 VAC attraversano indisturbati cavi e apparecchiature a diretto contatto con l'incauto passante e bambino curioso. Apparecchiature sottoposte alle variabilità climatiche che mutano la resistenza elettrica, sottoponendole a minor sicurezza d'intervento e dispersione verso terra. Quante volte abbiamo ascoltato e detto dialetticamente «Stai attento che la corrente con l'acqua non va d'accordo. Stai attento che la corrente non si vede ma si stente...». Tante volte e mai inopportuna. ![]() E mai possibile che nessuno di noi cittadini si sia posto questo problema? Ma come, vedo un'apparecchiatura elettrica non in sicurezza e non la denuncio agli organi competenti? Non credo, o meglio, forse siamo in pochi a farlo, «...tanto a me non riguarda» diceva il passante. Eppure basta osservarle quelle apparecchiature per rendersi conto che li giace sornione e latente il pericolo mortale. La cosa più grave, comunque, che chi come noi, anche chi ricopre cariche istituzionali e di sicurezza non lo faccia. ![]() Mi rivolgo alle Forze dell'Ordine, ai Vigili Urbani, ai Vigili del Fuoco, ai nostri cari "eletti" che anche qui hanno responsabilità civili. E si ritorna puntualmente a parlare di "poltrone e potere". E' facile puntare il dito verso chi ha una divisa o una carica, anche se sono i primi a essere sotto i riflettori cittadini. Ora, punto il dito anche verso la città, su noi cittadini, verso quelle aziende che installano gli armadi e apparecchiature elettriche, aziende pubbliche e private. Mi rivolgo all'ENEL, agli elettricisti che dovrebbero essere più sensibili al problema e coscienti dei pericoli "nascosti". Vogliamo essere più responsabili? O deve scapparci il morto, come del resto accade, per ripristinare tale scempio? ![]() Le foto che ho scattato, si riferiscono ad armadi e apparecchiature elettriche nel centro cittadino; non vi dico in periferia o nelle campagne limitrofe cosa ho trovato. Chi ha colpe è giusto che paghi, pubblico o privato che sia, perché la Sicurezza Umana non è merce di scambio, né un mezzo per giustificare ingaggi o poltrone. La Sicurezza sia la vincitrice di questa denuncia aperta alla città e per il cittadino, diretta e ufficiale. Spero che il messaggio arrivi ai destinatari, senza pretese estreme ma con responsabilità del caso. Ad Maiora |
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