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    Storia della danza moderna

    Si definisce danza moderna un tipo di danza che si pone in contrapposizione al balletto classico accademico. I suoi sviluppi risalgono alla fine del diciannovesimo secolo, periodo di ribellione ai canoni della danza accademica, ritenuta spesso eccessivamente rigida e schematica. Con la danza moderna si volle avviare una ricerca volta alla creazione di una danza libera, spesso anche provocatoria, svincolata dalle regole della danza classica e spogliata dello sfarzo tipico dei grandi balletti teatrali. Seppure la danza moderna non rifiuti il movimento innaturale del corpo, essa si contrappone alla concezione classica in quanto dà più spazio all’espressione della personalità e delle emozioni del danzatore, valorizzando movimenti non lineari che traggono spunto da una gestualità naturale ed espressiva. Si assiste anche una riduzione ai minimi termini delle scenografie, che si riducono a sfondi monocolore e a pochissimi oggetti di scena. Un’altra caratteristica della danza moderna è la valorizzazione dell’improvvisazione estemporanea, che pure spesso segue una sua precisa e codificata grammatica. La tecnica Graham, per esempio, è una vera e propria tecnica di danza moderna, ben lungi dall’essere una danza del tutto libera, anarchica e priva di alcuna regola. Si tratta invece di un linguaggio rigoroso, con i suoi codici ben definiti, seppur alternativi a quelli della danza classica. Un’altra caratteristica interessante della danza moderna è il suo interesse per le danze etniche e tribali non occidentali, dalle quali spesso attinge elementi e movimenti nuovi che permettono una continua rivitalizzazione dei codici espressivi. 

     

    Le origini 

    La storia della danza moderna si può suddividere in tre periodi: quella che va dalla fine del diciannovesimo secolo e l’inizio del ventesimo secolo, nel quale si assiste a una rottura con il balletto classico e a una ricerca intensa di nuove modalità espressive; il periodo di definizione di nuove tecniche e stili di danza, che va dagli anni trenta agli anni quaranta del novecento; e infine il periodo dell’innovazione, che inizia nel secondo dopoguerra e prosegue tutt’oggi. Protagoniste indiscusse del primo periodo furono due ballerine statunitensi, Isadora Duncan e Ruth St. Denis, e una ballerina tedesca, Mary Wigman. Isadora Duncan, ad esempio, fu la prima a sbarazzarsi del classico tutù e delle scarpette con le punte. La ricerca di rinnovamento che caratterizzò questo periodo portò molti coreografi, tra i quali Michel Fokine, a trarre ispirazione da tradizioni e danze non occidentali. Nel secondo periodo si assistette a un cambiamento significativo che ebbe luogo soprattutto negli Stati Uniti e a New York, dove si sviluppò la modern dance. Questi artisti erano alla ricerca di nuove tecniche di danza che permettessero loro di focalizzarsi sull’espressione delle emozioni e sull’esplorazione delle possibilità di movimento del corpo. Tra tutti spicca Martha Graham, inventrice di una tecnica basata sul principio del contraction-release, che alterna momenti di concentrazione dell’energia corporea a momenti di diffusione. La sua fu una danza nella quale il corpo è fortemente ancorato al suolo e i piedi poggiano a terra per intero, a differenza di quanto avviene della danza classica. Il terzo periodo è caratterizzato dal superamento della stessa modern dance. La ricerca stavolta non è tanto focalizzata sulle emozioni quanto sulla valorizzazione delle possibilità di movimento del corpo umano. La danza inoltre non è più vista come spettacolo, ma come performance alla quale il pubblico può prendere parte attivamente. Vengono valorizzati maggiormente i gesti del quotidiano, che diventano parte integrante della performance artistica. Inoltre, si assiste a un utilizzo sempre maggiore di mezzi espressivi provenienti da altre forme d’arte, come per esempio il cinema e la fotografia. Per esempio negli anni settanta, in Germania, si sviluppa un tipo di danza che, nel tentativo di recuperare lo spirito di inizio secolo, basato sull’attenzione all’espressione delle emozioni, fa ampio uso di materiali multimediali superando qualsiasi confine tra le arti.

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